sabato 2 maggio 2009

CAP.IX. L’OVERDOSE

Per prima cosa bisognava conseguire le ricette per i medicinali. M si recò nel pomeriggio stesso nel consultorio della dottoressa.
Due ricette bianche e una rosa. L’altro era un medicinale che si vende senza ricetta. Dunque la somma saliva a €20.70 per il Muscoril, €14.04 la Ranitidina, €5.40 il Tachidol e €7.40 di alcool, cotone e siringhe; perchè cominciava la fiera delle iniezioni.
M non sapeva fare le punture. Passammo in rassegna le conoscenze e ne spuntò una dottoressa anestesista piuttosto vicina alla famiglia di M e soprattutto a casa. Ella consentì a venire due volte al giorno a farmi le punture. Ovviamente, interrompere la propria esistenza durante una settimana per infilare un ago nella pelle di una sconosciuta, può risultare fastidioso. Cosicchè il secondo giorno M dovette imparare. E io a sopportare il dolore di una mano inesperta che mi iniettava il liquido bruciante, per dargli confidenza.
Però, ciò si risolse così come si risolve ciò che tocca a uno risolvere. Con il tempo e la volontà.
Nello stesso tempo, M tirava su la cornetta e componeva numeri telefonici e chiedeva quando ci fosse uno spazio disponibile per una risonanza magnetica, e per un appuntamento con un ortopedico.
A maggio, gli dicevano gli ottimisti. A giungo, la maggioranza. Ovvio, alcuni gli dicevano che non c’era neanche un buco. L’unica via possibile pareva essere quella privata.
L’aspetto negativo di questa strada erano i prezzi. Si attestavano attorno ai €300. Cioè a dire, il 60% dell’affitto mensile del nostro appartamento, spese incluse. M continuò a cercare e incontrò un posto dove ti facevano l’esame per €180, dunque prendemmo appuntamento per il lunedì successivo. E cominciammo a raccontare l’aneddotto. Lì, qualcuno ci disse:

- Posso chiamare un’amica che lavora al tal ospedale, fatemi vedere quello che riesco a fare.

E il giorno seguente avevamo un appuntamenti per il venerdì. In un ospedale pubblico. Era apparso un posto libero dopo che la persona giusta aveva chiamato l’amico appropriato. Magìa.

Le iniezioni alleviavano il dolore, lentamente e docilmente. Frattanto, lo stomaco mi andava a fuoco e l’intestino mi si infiammava, duro e doloroso. Il Tachidol lo prendevo per le notti, per poter dormire. Per quanto poi mi addormentavo a qualsiasi ora del giorno, cosa che era spesso un sollievo. Il posteriore mi si stava chiazzando di macchie verdi e viola. Però in quel frangente, oltre al dolore che mi portavo dietro da venti giorni, pensavo che forse il dolore aggiuntivo era necessario e che valeva la pena essere sopportato. Perchè mi stava curando.
Uno pensa queste cose. Siamo talmente disabituati alla verità, che chissà quale danno ci può fare conoscerla, in questi casi. O in generale.
--------------------------------------------------------------------
Per la versione in lingua originale:

http://zepolt.blogspot.com/2009/04/cap-xix-la-sobredosis.html

Nessun commento:

Posta un commento