mercoledì 29 aprile 2009

CAP.VIII. NIENTE

- Io qua non vedo niente – disse il medico.

Mi avevano dato i raggi X stampati su fogli bianchi. Come positivi e non come negativi, cui ero da sempre abituata.
Il dottore guardò i fogli da vicino. E ci raccontò che le ossa delle mie vertebre c’erano tutte ed erano intatte.

- Non c’è nessuna frattura nè niente – disse.

E non so se M si sentisse sollevato ad ascoltarlo, ma a me non cambiava niente. Uno conosce il proprio corpo e quanto dolore è capace di sopportare. Mica mi ero sorbita diciassette giorni con la cervicale rotta rimanendo comunque in piedi.

- Raccomanderei una risonanza magnetica per escludere qualsiasi danno grave – continuò.

Ci riconsegnò la busta con i raggi X. E ci diede un foglio con la sua valutazione. La diagnosi era “cervicalgia in postumi di distrazione rachide cervicale”. Da trattarsi così:

“Collare di Sanz con finalità antalgiche per altri 5-7 giorni, graduale abbandono RMN rachide cervicale controllo clinico in ambulatorio di chirurgia vertebrale con RMN cervicale riposo funzionale rachide cervicale per 10 giorni Voltaren 1 fl + Muscoril 1 fl x2/di per 5/6di poi Tachidol busta x2 di per 4-5di Ranitidina 300 1 cp x la notte.”

Non dovemmo pagare il ticket. Mi disse che se il collare mi avesse tirato molto il collo, di abbandonarlo. E poi mi disse che era necessario vedere un ortopedico, una volta che avessi in mano i risultati della risonanza magnetica.

- Prendete subito appuntamento allo sportello – disse accomiatandosi, e ci diede la mano.

Ci andammo. Prendemmo il numerino. Io mi sedetti ed M fece la coda. C’era solo una signora davanti a lui. Poi spuntò un signore che aveva un numerino più basso a quello di M, e già si sa. Poi tornò la signora e chiese di passare di nuovo perchè si era dimenticata di chiedere una cosa. M riuscì ad arrivare allo sportello con una scorta residua di pazienza.
E lì la lasciò tutta, la pazienza, e le forze che aveva in corpo quel giorno. Parlò, rise, congiunse le mani, domandò, spiegò, guardò in alto, in basso. Però, ottenne la stessa risposta. I tempi sono quelli che sono. Le cose stanno come stanno.

- C’è un posto l’undici di maggio.

Era il 31 marzo.
Lasciammo il CTO in un silenzio quasi teso. Non sapevamo con certezza che cosa avesse il mio collo; dovevamo fissare un appuntamento con un ortopedico che potesse visitarmi, perlomano nel mese di aprile; e bisognava fissare un appuntamento per una risonanza magnetica. Come se quella potesse essere un’impresa semplice.
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Per la versione in lingua originale:
http://zepolt.blogspot.com/2009/04/cap-viii-nada.html

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