martedì 28 aprile 2009

CAP.VII. ANCORA I CALCIATORI

Non saprei se considerarla una fortuna. Comunque, ho avuto a che fare con fotografi d’ossa in svariate occasioni. Conosco le domande e le indicazioni di routine: niente metallo, via i tessuti spessi, è incinta?
Ma c’è una prima volta per tutto.

- Signora, metta la testa dritta… no, signora, no… non sta tenendo dritta la testa… signora, deve mettere la testa dritta… signora…

E’ stata la prima volta che, con accento piemontese, mi sono sentita ripetere numerose volte un’indicazione senza indicazione. A sinistra, a destra, su o giù? Che cosa mancava perchè fosse dritta? L’orìllese a la orilla* della polizia stradale chilanga** mi parve persino esplicativo.
E non ci provo gusto. E’ solo un’osservazione.

Uscii dalla stanza dei raggi X. Nel lungo corridoio le cose sembravano uguali a prima. Mi sedetti. M passeggiò.
Dopo un po’, la porta tre si aprì ed il calciatore argentino entrò. Mi resi quindi conto che qualcosa era cambiato. L’elegante zampa da fenicottero e i dottori con cui parlava, si era spostato da dove era prima; e, adesso, emergevano dal fondo del corridoio da dove, con la coda dell’occhio, riuscivo appena a scorgerli.
Giunsero fino a dove il calciatore brasiliano stava rispondendo alle domande di un paziente-tifoso. Gli dissero qualcosa. Il calciatore si alzò.
Uno dei due camici suonò il campanello di una porta metallica che si aprì subito e tutti entrarono, tranne zampa da fenicottero che si stava già allontanando e parlava al cellulare. La porta metallica conduceva alla stanza della risonanza magnetica.
Il calciatore argentino uscì dalla porta tre e si avvicinò a zampa da fenicottero. Camminarono insieme nel corridoio e si persero nel fondo. Zampa da fenicottero ritornò da solo. Con il cellulare appiccicato all’orecchio, riannodandosi la cravatta. Suonò il campanello alle risonanze magnetiche. Ed entrò, cellulare, cravatta piana, completo grigio.

Davanti a me, l’anziana signora era ancora sepolta sulla barella. Sotto una coperta. Era trascorsa più di mezz’ora da quando l’infermiera l’aveva parcheggiata lì. Fissava il soffitto, faceva schioccare la lingua. Io mi alzai ed ella percepì immediatamente una presenza umana. O qualcosa del genere.

- Mi scusi, signorina – mi disse.

Io le dissi, mi dica, e mi avvicinai. E proprio in quel momento una voce da dietro le spalle disse Nonna! E una ragazza con i capelli corti mise una mano sulla coperta e la signora anziana ammutolì, abbandonandosi ad un pianto incontrollato.
La ragazza mi ringraziò e io non seppi come spiegarle che in realtà non c’era nessun motivo di ringraziarmi. Che il caso aveva voluto che mi trovassi di fianco a sua nonna al suo arrivo. Che io ero l’ennesimo spettatore impassibile in quel circo dell’assurdo.

Capii che la signora anziana era caduta. In strada. Forse le era toccato un quadratino bianco dopo aver parlato con l’infermiere.
Zampa da fenicottero ed il calciatore brasiliano, nel frattempo, uscirono dalle risonanze magnetiche e si persero in fondo al corridoio. Non so cosa ci fosse là. A noi ci avevano detto di seguire una linea tracciata sul pavimento che conduceva dall’ambulatorio al lungo corridoio, e seguimmo la medesima per ritornare indietro; dopo un po', quando uscì un camice bianco per consegnarmi una busta con i miei raggi X.
La signora anziana e sua nipote erano ancora là. Nessun camice, medico o infermiere, si era avvicinato a loro.

* orìllese a la orilla = quasi intraducibile, si metta da un lato, a un lato
** chilanga = tipica di Città del Messico
--------------------------------------------------------------------
Per la versione in lingua originale:
http://zepolt.blogspot.com/2009/04/cap-vii-los-futbolistas-todavia.html

Nessun commento:

Posta un commento